Il fenomeno dello Stalking (altrimenti detto “sindrome del molestatore assillante”), ha cominciato a destare un certo interesse negli anni ’80, in seguito ad episodi di molestia assillante perpetrati ai danni di personaggi di spicco dello Star System, di personalità dello spettacolo e dello sport [1].

Tuttavia studi epidemiologici hanno dimostrato che lo stalking si verifica con maggiore frequenza all’interno di quella vasta area che è la violenza domestica e contrariamente ai luoghi comuni in minoranza nel microcosmo delle celebrità.
Il termine stalking etimologicamente deriva dal verbo inglese to stalk (fare la posta, cacciare in appostamento) è mutuato dal linguaggio venatorio e letteralmente indica l’inseguimento furtivo di chi sta dando la caccia ad una preda.

La prima definizione della sindrome risale al 1998 quando l’australiano Meloy[2] definì lo stalking come un comportamento ostinato di ossessivo inseguimento o molestia nei confronti di una persona che quindi si sente minacciata , mentre secondo Tjaden e Thoennes[3] “lo stalking si riferisce generalmente al comportamento molesto o minaccioso che un individuo adotta in maniera ripetitiva, come il seguire una persona, comparire in casa sua o nel suo posto di lavoro, compiere molestie telefoniche, lasciar messaggi scritti o oggetti, o danneggiare le proprietà della vittima” .

Nel linguaggio accademico vengono usate differenti definizioni scientifiche.
I termini recentemente impiegati nelle varie lingue, per coprire l’area semantica dell’intrusione relazionale reiterata, intrusiva, persecutoria ed assillante, sono numerosi e appartengono a vari contesti come quello criminologico, psichiatrico, psicologico, sociologico e legislativo: si parla di stalking, obsessional harassment, criminal harassment, obsessional following, dioxis, harcélement du trosiéme type, belaging, nachstellung [4].

La sindrome dello stalking è costituita da:

  • un attore della molestia o persecutore (stalker) che agisce con una spinta motivazionale polarizzata verso la rappresentazione assolutizzante della vittima designata in virtù di un investimento ideo-affettivo
  • la vittima stalkizzata (stalking victim) che percepisce la pressione psicologica, legata alla “coazione” comportamentale del molestatore.

Secondo gli studiosi Curci, Galeazzi, e Secchi[5] si può parlare di stalking solo nel momento in cui si osservano una serie di comportamenti fastidiosi, insistenti, minacciosi, sgraditi, intrusivi e ripetuti che mirano alla ricerca di un contatto e di comunicazione nei confronti di una vittima che risulta turbata da tali attenzioni che generano un senso di preoccupazione e angoscia derivante dalla paura per la propria incolumità e, pertanto, vive in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico.

La letteratura scientifica[6] ha individuato cinque tipologie di stalkers classificati in base ai bisogni e ai desideri che fanno da motore motivazionale.

The rejected “il risentito”: lo stalker tende a seguire i propri bisogni e a negare la realtà, pensa di essere sempre nel giusto e sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito è fermamente intenzionato a perseguire un piano punitivo considerando giustificati i propri comportamenti, dai quali trae confortanti sensazioni di potere e di controllo, che hanno poi l’effetto di rinforzarlo inducendolo a continuare. Il suo comportamento è alimentato dalla ricerca di vendetta e pensa di essere chiamato dal destino per vendicare le ingiustizie, quando invece l’obiettivo è quello di ricevere attenzioni, o di riconquistare la persona che lo ha lasciato: egli pensa che il proprio è un comportamento non riprovevole perché spinto dall’amore, inoltre è convinto che riuscirà a piegare la resistenza della vittima perché in fondo anche lei nutre gli stessi suoi desideri. Talvolta pone in essere una crudele ed infida manipolazione mentale definita gaslighting: questa tecnica viene utilizzata per rendere la vittima più flessibile e facilmente controllabile, o più emotiva e quindi più bisognosa e dipendente, la mette in condizione di dubitare di se stessa e dei suoi giudizi di realtà, facendola sentire confusa o tentando di farle temere di stare impazzendo.

The intimacy seeker “il bisognoso d’affetto” lo stalker è alla ricerca di una relazione e di attenzioni nell’ ambito dell’amicizia o dell’amore e questa richiesta affettiva è diretta un partner idealizzato. Il suo comportamento è alimentato dalla voglia di avere un legame fisico o emotivo stabile con un’altra persona che si ritiene possa aiutarlo, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto, ad uscire dalla solitudine, a superare qualche problema che lo blocca. Questa categoria include anche la forma definita delirio erotomane [7] o Sindrome di Clérambault[8], in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo/la stalker tende a leggere nelle risposte della vittima un desiderio a cui lui/lei resiste. Il bisogno di amore si fonda su una fissazione totalizzante: l’idea di un rifiuto, vissuto come un intollerabile attacco all’Io, diviene inaccettabile.

The incompetent: “il corteggiatore incompetente”: lo stalker non riesce ad entrare in sintonia con il partner desiderato a causa della sua incapacità nell’approcciare e nell’intrattenere dei rapporti interpersonali con persone dell’altro sesso. Il suo comportamento è connaturato dall’utilizzo di avances opprimenti, esplicite e allorché non riesca a raggiungere i risultati sperati, anche maleducate, aggressive, manesche.

The resentful “il respinto”: lo stalker diventa tale come reazione ad un rifiuto e seppur consapevole del fatto che insistenze, minacce, pedinamenti, aggressioni, denunce e rappresaglie hanno l’effetto di peggiorare il suo rapporto con l’oggetto amato tuttavia non desiste, anzi da’ vita ad una sorta di escalation. Il suo comportamento diventa una continuazione della relazione, la cui perdita è percepita come troppo minacciosa.

The predatory“il predatore”: lo stalker ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima. Il suo comportamento consiste nel pedinare, inseguire, spaventare, torturare la “preda”: la paura, infatti, eccita questo tipo di stalker. Appartengono a questa categoria anche i pedofili e/o i feticisti, che provano soddisfazione ed un senso di potere nell’organizzare l’assalto, nell’osservarla di nascosto, nel pianificare l’agguato senza preannunciarlo mediante minacciare o palesare anzitempo le proprie intenzioni.

Studi scientifici[9] hanno altresì classificato lo stalking in base alla relazione vittima-autore ed alle caratteristiche dell’attore e precisamente distinguono:

Molestie da parte dell’ex-partner: lo stalker ha un temperamento impulsivo ed ostile prova odio e risentimento a causa della precedente relazione caratterizzata da maltrattamenti, sfociati spesso anche in violenze fisiche e verbali, commesse anche in presenza di terze persone. Il suo comportamento consiste in minacce esplicite, riconducibili, diffamazione della vittima con amici e parenti, Tipiche sono inoltre le iniziative iniziative giudiziarie relative all’affidamento, al mantenimento, agli incontri con i figli, finalizzate esclusivamente ad imporre un controllo sulla vita dell’altra persona ed una limitazione della sua libertà, comportamenti vessatori caratterizzati da livelli elevati di violenza fisica, verbale e danneggiamenti a cose di proprietà della vittima;

Atti persecutori dovuti a infatuazione: questa tipologia si suddivide in due sottocategorie, ‘amore giovanile’ e ‘amore adulto’, che prevedono caratteristiche simili di condotta, ma suggerimenti diversi nella gestione del caso. Oggetto delle attenzioni è una “persona amata piuttosto che vittima. La persona desiderata diventa il punto centrale delle fantasie dello stalker; il desiderio, anche se manifestato con rabbia, nella fantasia è romantico e positivo; la persona desiderata viene rintracciata ed avvicinata con trucchi non malevoli, ad es. due biglietti per una rappresentazione teatrale o per il cinema fatti trovare sotto il tergicristalli della macchina; trovarsi in un posto ove si trova anche la vittima fingendo che l’incontro sia casuale; fare domande ad amici o colleghi su qualsiasi aspetto relativo alla vita della persona desiderata;

Stalking delusionale e di fissazione – alto rischio: lo stalker tende ad essere incoerente e permane la sua fissazione sulla vittima che rischia di subire violenza fisica e/o sessuale; sono frequenti i casi in cui il soggetto ha già commesso reati di violenza sessuale o fisica, o ha precedentemente messo in atto condotte vessatorie. I tempi ed i luoghi dove agisce lo stalker sono variegati e imprevedibili; il contenuto del materiale inviato dallo stalker e le sue conversazioni sono velatamente oscene e di natura sessuale; l’obiettivo dello stalker è avere una relazione intima di natura sessuale con la vittima, facendo riferimento alla loro precedente relazione o all’interesse che, a parer suo, la vittima mostra ancora nei suoi confronti;

Stalking delusionale e di fissazione – basso rischio: lo stalker presenta la delirante convinzione che esista una relazione fra lui (o lei) e la persona oggetto delle sue fissazioni; nessuna delle condotte messe in atto è pericolosa o costituisce una minaccia; lo stalker costruisce una propria realtà per cui egli/ ella e la vittima hanno una relazione reciproca e consensuale. Nel caso in cui lo stalker si convinca che una terza persona impedisce a sua relazione, si potrebbe verificare una condizione di pericolo, soprattutto se quest’ultima viene percepita come intrusiva nella vita della vittima;

Stalking sadico: il criterio di selezione da parte del persecutore è basato principalmente sulle caratteristiche proprie della vittima stessa, che può essere considerata una persona da rovinare poiché percepita come felice e/o realizzata; in questo contesto, nella percezione della vittima per lo più non esiste alcuna spiegazione plausibile sul perché sia stata presa di mira. Il tipo di approccio è inizialmente benevolo, per poi diventare sempre più persecutorio. Lo stalker si infiltra sistematicamente nella vita della preda, per crearle sconcerto e nervosismo; l’autore si caratterizza per possedere un’ accentuata freddezza emotiva, spesso un disturbo antisociale della condotta. Il comportamento persecutorio può essere rivolto a tutte le persone vicine alla vittima, nel tentativo di isolarla, volte è proprio quest’ultima ad allontanarsi da parenti o amici, o a lasciare il/la nuovo/a partner, per non esporli al pericolo, nella speranza che lo stalker prenda di mira lui/lei solo/a; le minacce possono essere esplicite (“moriremo insieme”) o subdole (la consegna di un mazzo di fiori secchi). Alcuni comportamenti hanno una matrice sessuale ed hanno principalmente lo scopo di umiliare la vittima, disgustarla e, in generale, minarne l’autostima.

Analizzando l’importanza della relazione che, spesso si instaura solo nella mente dello stalker con tutta la capacità di influenza che può esercitare una relazione reale, alcune ricerche[10] hanno individuato la stalking victim in:

The personal “vittima personale”: ha avuto un rapporto amoroso (ex partner) o di amicizia con lo stalker che agisce per riconquistare o vendicarsi;

The professional “vittima per professione”: la vittima appartiene alle cosiddette “professioni d’aiuto”, vale a dire i medici, gli psicologi, gli infermieri, i fisioterapisti, gli assistenti sociali, i sociologi, gli insegnanti, gli avvocati, e ogni altra sorta di helper contro cui lo stalker pone in essere comportamenti molesti volti ad una domanda di attenzione o una ricerca di vendetta per l’attribuzione di responsabilità sulla salute o sulla vita propria o dei propri cari;

The employment “vittima per lavoro”: si tratta di un lavoratore che subisce comportamenti, perpetrati da parte di superiori nel caso di mobbing verticale o bossing e/o da parte di colleghi nel caso di mobbing orizzontale: le persecuzioni iniziano nell’ambito lavorativo e finiscono poi per invadere la vita privata;

The media “vittima mediatica”: personaggi famosi o di pubblico interesse di cui lo stalker è fan;

The acquaintance “il/la conoscente”: la vittima è un/a estraneo/a, persona incontrata accidentalmente e con cui lo stalker non ha nessun legame reale ma pensa di avere un rapporto ideale.

Secondo gli studiosi Picozzi e Zappalà [11] ci possono essere da parte della vittima reazioni immediate: fuga/esitamento, risposta verbale non confrontativa (dissuadere, cercare di suscitare empatia, essere sinceri, negoziare), resistenza fisica non confrontativa simulata (svenimenti, epilessia, mutismo) involontaria e spontanea (pianto, tremori, perdita del controllo sfinterico), risposta oppositiva verbale (urla per attirare l’attenzione, sfogo per la rabbia), resistenza oppositiva fisica (divincolarsi, sferrare colpi su collo e genitali), sottomissione.

Inoltre ci possono essere delle reazioni a lungo termine, tra cui quelle più frequenti risultano essere: il cambiamento dello stile di vita, (cambiando lavoro, abitazione, città, stato), la protezione di se stessi (cambiando numero di telefono e/o indirizzo e-mail usando il cognome da nubile sul lavoro, seguendo corsi di autodifesa o acquistando un arma) e della propria casa (istallando apparecchi tecnologici o sistemi di allarme nei casi più gravi, mentre in quelli blandi cambiando la serratura della porta).

L’indifferenza sembra essere la migliore strategia: infatti la vittima che non manifesta uno status il disagio ed il comprovato malessere non alimenta lo stalker ma gli determina un’abulia comportamentale.

E’ opportuno però che la stalking victim annoti possibilmente data e ora delle molestie subite dallo stalker così da consentire una ricostruzione dettagliata degli eventi.

E’ possibile osservare nella “stalker victim”:

  • incubi notturni, difficoltà ad addormentarsi o insonnia,
  • episodi di flashback, ovvero vissuti intrusivi che rinnovano il ricordo di episodi e scene particolarmente traumatiche,
  • condotte di evitamento verso tutto ciò che possa essere riconducibile all’esperienza traumatica,
  • hyperarousal cioè irritabilità aggressività e tensione generalizzate.
Alcuni studi compiuti su questo fenomeno[12] hanno distinto tre categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking:
* le comunicazioni intrusive , che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio, rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, mms, e-mail o perfino graffiti o murales.
* contatti , che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio raccogliere informazioni sulla vittima e sui suoi movimenti, spiare, pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto , quali violazioni di domicilio, visite sul luogo di lavoro, minacce, aggressioni violenza fisica e sessuale di diversa entità, fino ad arrivare a comportamenti estremi come tentato omicidio ed omicidio.
* comportamenti associati che consistono nell’ordine o cancellazione di beni e servizi a carico della vittima, al fine di danneggiarla o intimidirla, far recapitare cibo o altri oggetti all’indirizzo della vittima anche a tarda notte, oppure la cancellazione di servizi quali l’elettricità o la carta di credito all’insaputa della vittima.

Lo studioso Ege Erald[13] distingue tre tipi di stalking:

– Stalking emotivo: generalmente è associato alla rottura di una relazione affettiva tra due persone quando un componente della coppia non riesce a rassegnarsi alla perdita dell’altro;

– Stalking delle celebrità: consiste nel perseguitare personaggi famosi o di pubblico interesse;

– Stalking occupazionale: è il tipo di persecuzione che inizia sul posto di lavoro per poi invadere la sfera privata.

La giurisprudenza Americana, è stata la prima ad affrontare il problema dello stalking.

Nel 1992 il Congresso degli Stati Uniti ha deliberato che la massima autorità giudiziaria della federazione,
l’Attorney General, attraverso il National Istitute of Giustice, conducesse ricerche sul fenomeno e sviluppasse un modello legislativo anti-stalking costituzionale e applicabile nelle singole legislazioni degli stati membri.
Entro la fine del 1994 tutti gli Stati hanno approvato la legge anti-stalking.

Nel Regno Unito nel 1997 è stato adottato il “Protection from Harassment Act”, per affrontare i comportamenti di molestia in modo più mirato rispetto alla legislazione precedente. L’atto prevede che “una persona non deve attuare una condotta che sa o che dovrebbe sapere essere causa di molestia ad un’altra: occorre peraltro dimostrare che l’imputato sapeva o avrebbe dovuto sapere, che la sua condotta avrebbe causato timore di violenza nella vittima”, è inoltre necessario che gli atti di violenza siano ripetuti almeno due volte.

In Italia la Giurisprudenza ha svolto per lungo tempo un ruolo di supplenza rispetto al Legislatore nell’elaborazione dei precetti giuridici e delle relative sanzioni, richiamandosi principalmente ai generali principi dell’ordinamento che tutelano la dignità e la libertà di autodeterminazione della persona umana.

Lo stalking è ritenuto una violazione dei diritti umani ed assume rilevanza nell’ottica del risarcimento del danno, o meglio, del danno esistenziale, quale voce di danno che rifacendosi all’art. 2 della Costituzione impone la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo.
Per pervenire ad una qualificazione giuridica delle molestie si è proceduto attraverso un’analisi sulla gravità e sull’idoneità offensiva dei fatti addebitati alla luce dei diritti fondamentali della persona come il diritto all’uguaglianza (articolo 3 della Costituzione), il diritto alla libertà personale (articolo 13 della Costituzione) e il diritto alla salute (articolo 32 della Costituzione).
Nella seduta del 14 novembre 2008 la Commissione Giustizia della Camera ha approvato il testo che sanziona penalmente lo stalking, adottando il testo unificato “misure contro gli atti persecutori e la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

L’art. 1 del menzionato testo ha introdotto l’articolo 612- bis (Atti persecutori) inserito nel codice penale, al Libro II Dei delitti in particolare, Titolo XII Dei delitti contro la persona, Capo III Dei delitti contro la libertà individuale, sezione III dei Delitti contro la libertà morale. “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso da persona già condannata per il delitto di cui al primo comma.
La pena è aumentata fino alla metà e si procede d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore, di un disabile, di una donna incinta ovvero se ricorre una delle condizioni previste dall’articolo 339 c.p. ovvero se il fatto è commesso con armi, da persona travisata, o da piu’ persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte. Si procede altresì d’ufficio se il fatto è commesso con minacce gravi ovvero nei casi in cui il fatto è connesso con altro delitto per il quale è prevista la procedibilità d’ufficio”.

E’ stato altresì, inserito, l’art. 612 ter c.p. (diffida): “la persona che si ritiene offesa da condotta che può presentare gli elementi del reato di cui all’articolo 612 bis può presentare all’autorità competente richiesta di diffida all’autore della stessa.
Quando sussistono specifici elementi che fanno ritenere fondato il pericolo di reiterazione del reato di cui all’articolo 612 bis, l’autorità di pubblica sicurezza, su autorizzazione del pubblico ministero che procede, diffida formalmente l’indagato dal compiere ulteriori atti persecutori.
La diffida è notificata all’indagato con le forme di cui agli articoli da 148 a 171 del codice di procedura penale.
Se nonostante la diffida formale l’indagato commette nuovi atti persecutori espressamente denunciati all’autorità, il reato è perseguibile d’ufficio e la pena detentiva prevista dal primo comma dell’articolo 612 bis è aumentata fino a sei anni”.

Si ritiene comunemente che questi comportamenti molesti eterogenei divengano atti pesecutori quando proseguono per un periodo minimo di quattro settimane, in un numero minimo di dieci manifestazioni e perché vengano puniti, con la reclusione da sei mesi a quattro anni, occorre la querela della persona offesa.
I singoli accadimenti vanno contestualizzati e valutati collettivamente osservandoli nella cornice dell’intera durata dell’iter di molestie.
La parte offesa del reato teme per la propria incolumità fisica e psicologica e il fastidio, la preoccupazione e la paura provate, integrano la fattispecie di cui la volontà della condotta e la direzione della volontà verso il fine specifico di interferire inopportunamente nell’altrui sfera di libertà rappresentano l’elemento soggettivo.

Oltre alla punizione del colpevole, la legge consente di ottenere il risarcimento del danno patito dalla persona offesa, danno che può essere patrimoniale (quale quello derivante dal danneggiamento dei beni), biologico (derivante da lesioni sulla persona della vittima), ed altresì esistenziale (quello che lede il diritto al libero dispiegarsi delle attività umane, alla libera esplicazione della personalità) ai sensi degli artt. 1226, 2043, 2059 codice civile e art.185 codice penale.

Gli atti persecutori di cui all’art. 612 bis sono inseriti fra le aggravanti di cui all’art. 577 c.p. comma 1, che applica la pena dell’ergastolo qualora l’ omicidio di cui all’art. 575 c.p.sia commesso ove ricorrano le aggravanti in esso riportate, ed è altresì inserito anche fra le aggravanti di cui all’art.609 ter, che prevede la reclusione da 6 a 12 anni per i fatti di cui all’art. 609 bis c.p. sulla violenza sessuale.

Un’ipotesi specifica è poi quella prevista dall’art. 572 del codice penale “Maltrattamenti in famiglia”.
Questo reato si realizza ogni volta che lo stalker, agendo contro una persona di famiglia, la maltratta in modo continuativo, con ingiurie, umiliazioni, percosse e piccole violenze quotidiane.
Nel caso in cui lo stalker sia una persona convivente, nelle ipotesi di reati meno gravi, è possibile, in sede civile, ottenere un ordine di protezione ossia il giudice ordina al molestatore la cessazione della condotta pregiudizievole, l’allontanamento dalla casa familiare, potendo prescrivegli altresì di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima (artt. 642 bis e ter codice civile).

I casi meno gravi di stalking sono riconducibili alla contravvenzione di “Molestia o disturbo alle persone” prevista dall’art. 660 c.p. :“Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516” .
La contravvenzione sussiste, per esempio, nel caso in cui il molestatore telefoni insistentemente alla sua vittima, o la segua per strada, importunandola con parole insulse, ma non offensive. E’ importante sottolineare che questo reato, si realizza anche con una sola azione di disturbo o molestia e quindi la vittima può sporgere querela anche nel caso in cui l’atteggiamento molesto sia isolato ad un singolo episodio.

Fino all’introduzione dell’ art. 612 bis c.p. la norma italiana più vicina alla definizione di stalking era proprio l’ art. 660 c.p. contenuto nel Libro III Delle contravvenzioni in particolare, Titolo I Delle contravvenzioni di polizia, Capo I Delle contravvenzioni concernenti la polizia di sicurezza, Capo I Delle contravvenzioni concernenti l’ordine pubblico e la tranquillità pubblica.
Lo stalking, dapprima una contravvenzione concernente l’ordine pubblico e la tranquillità pubblica, ora è un delitto contro la libertà morale:e ciò rappresenta per il nostro Stato un grosso progresso sociale e denota un enorme senso di civiltà, oltrechè di tutela della sicurezza individuale e collettiva.

Poiché non codificate, sono tante e di diverso genere, le condotte che possono integrare gli estremi del nuovo reato di Atti persecutori e molte le figure di reato che lo stalker può porre in essere ai danni della propria vittima: l’ingiuria (art. 594 c.p.), la diffamazione (art. 595 c.p.) la violazione di domicilio (art. 614 c.p.) il danneggiamento (art. 635 c.p.) le lesioni personali (art. 582 c.p.) fino ad arrivare all’omicidio (art. 575 c.p.) inoltre è importante evidenziare che il fenomeno è in crescita ed alti tipi di stalking stanno invadendo la società.

Ne sono sono un esempio:
-il ciber stalking: lo stalker pur essendo una persona intelligente con sofisticate abilità informatiche, probabilmente è anche una persona sola ed emozionalmente immatura, che cerca attenzioni ed intimità nel cyberspazio, “incontra” la vittima in una chat e ne diventa ossessionato e se respinto, reagisce con una serie di molestie di tipo telematico, che possono anche estendersi oltre la rete nel caso in cui vengano scoperti dettagli per contattare la vittima.
-lo stalking economico: lo stalker versa in difficoltà economiche, ha bisogno di denaro e agisce per appagare il suo senso di ricchezza, per ottenere gratificazioni di ordine economico. -il gang stalking: si tratta di un gruppo di soggetti che prende di mira individui deboli, disagiati e agisce prepotentemente per vincere la noia e per ‘divertimento’.

E’ auspicabile che in Italia la stalking task force (istituita d’intesa tra il Ministero delle Pari Opportunità e il Ministero della Difesa e pare a breve anche con il Ministero dell’Interno) preveda, attraverso un’analisi e uno studio legislativo, normativo, ambientale, personale, professionale, delle attività, dei processi di stalking, l’attuazione di misure di prevenzione e protezione che consentano di gestire il fenomeno in fase sia normale che critica non solo agli addetti a contrastare la fattispecie degli atti persecutori ma a tutti i cittadini/le cittadine.

 

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Berrios, G.E. & Kennedy, N. (2003) Erotomania: A conceptual history. History of Psychiatry.
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