La ‘Ndrangheta è oggi la mafia più potente, data la sua organizzazione segreta e sanguinaria. Ha solidi insediamenti fuori dalla Calabria, si è inserita a pieno titolo nel circolo mondiale del commercio di sostanze stupefacenti, settore nevralgico del crimine organizzano, divenendo ben presto il leader mondiale dell’import-export di droga.

La ‘Ndrangheta può essere rappresentata con due metafore: “E’ invisibile come l’altra faccia della luna. In Calabria è come l’aria: non la si vede, ma si sa che c’è, è dappertutto”. Fino al 15 agosto del 2007 (strage di Duisburg – Germania), data di consacrazione a livello internazionale della sua potenza criminale, molti la ritenevano un’accozzaglia di criminali pastori, dediti al pizzo e ai sequestri di persona. La sottovalutazione del fenomeno criminale ha permesso alla ‘Ndrangheta di mimetizzarsi, aprendo filiali (denominati locali) soprattutto nel centro Europa, in Canada, in Australia, in Portogallo, e nel Nord-Italia, prosperando a livello economico. Enormi sono i suoi interessi, che spaziano dagli investimenti immobiliari al riciclaggio di ingenti quantità di denaro sporco in attività legate alla grande distribuzione e al commercio alimentare; dall’acquisto e vendita di armi ed esplosivo al commercio di diamanti e allo smaltimento di rifiuti radioattivi o tossici; dalle grandi triangolazioni commerciali al traffico di stupefacenti, divenendo il primo riferimento dei narcos colombiani e messicani. L’errore più grande che i network televisivi commettono riferendosi alla ‘Ndrangheta, è quello di considerarla circoscritta alla sola Calabria, dando poco risalto alle operazioni di polizia nei confronti di affiliati , compiute in altre Regioni italiane o all’estero. Ma a cosa si deve l’ascesa imperiosa di questa organizzazione?

Primo ed essenziale elemento costitutivo dell’ordinamento criminale della ‘Ndrangheta è la famiglia. La ‘Ndrangheta rispetto alla Mafia siciliana ha una struttura a sviluppo orizzontale, e non verticistica. La cosca (denominata ‘Ndrina) si fonda essenzialmente sui membri di un nucleo familiare, legati tra loro da vincoli di sangue, il tutto rafforzato da matrimoni incrociati tra esponenti delle varie famiglie (sono documentati anche matrimoni tra cugini) o con esponenti di altre cosche, per rinsaldare i rapporti tra famiglie mafiose ed accrescere lo spessore criminale della ‘Ndrina. La vera forza della ‘Ndrangheta è però, l’impermeabilità al fenomeno del pentitismo. Causare l’arresto e le conseguenti condanne di parenti e congiunti implica situazioni di ordine morale e psicologico notevolmente più pesanti della paura di vendette e ritorsioni, conseguenti a tali atteggiamenti. Dissociarsi, infatti, dal nucleo familiare di origine, non significa soltanto rinnegare un sistema di vita ed un ambiente nel quale si è cresciuti, ma tradire soprattutto padri, fratelli, cognati e parenti stretti. In questo modo è possibile spiegare l’impermeabilità della ‘Ndrangheta al pentitismo, ed il notevole sforzo da dedicare nel difficile contrasto in ambito investigativo e giudiziario. Ogni famiglia ha il controllo indiscusso sul territorio di influenza, in cui opera con la massima tranquillità gestendo in regime di monopolio ogni attività, sia essa lecita o illecita.
Ulteriore elemento di distinzione della ‘Ndrangheta è quello della “sorella d’omertà” cioè il ruolo rivestito dalla donna, non più solo dimessa compagna di capibastone o affiliati, ma pienamente inserita negli “affari di famiglia”. Le recenti indagini sulle principali cosche, hanno accertato che le donne di ‘Ndrangheta vigilano sull’andamento delle estorsioni, riscuotono tangenti, sono intestatarie dei beni appartenenti al sodalizio, ma soprattutto curano i rapporti con i latitanti e con l’esterno del carcere.

L’identikit che oggi si può tracciare sulla mafia calabrese è a dir poco inquietante. La ‘Ndrangheta può definirsi come una vera e propria holding internazionale del crimine, con un fatturato nel 2007 di circa 44 miliardi di euro, pari al 2,9% del pil nazionale. Dunque, come precedentemente affermato, è l’organizzazione mafiosa più pericolosa, a vocazione internazionale, con una struttura sempre più tentacolare, ramificata in tutta Italia e in diverse parti del modo. Nuove verità emergono dalle ultime indagini di polizia, le ‘Ndrine sono assetate di potere, cercano di reclutare nella loro struttura soggetti dal volto apparentemente pulito, quali commercialisti,avvocati, uomini d’affari, capaci di elevare la potenza economica dell’organizzazione.
Le ‘Ndrine della Piana di Gioia Tauro e quelle della Locride hanno saputo fare il salto di qualità, trasformando la loro struttura in una vera e propria Spa, investendo i loro proventi illeciti in diversi settori commerciali, specialmente nei grandi centri urbani, quali Roma, Milano, o nelle grandi capitali e città europee. La mafia calabrese sta facendo registrare importanti elementi di trasformazione, assumendo un modello organizzativo sempre più ispirato ad una struttura d’impresa. Nella gestione degli affari illeciti la struttura aziendale permette di selezionare i collaboratori, per aree di competenza (stupefacenti, grandi investimenti finanziari, appalti di opere pubbliche) e nello stesso tempo permette di utilizzare fiduciari, broker, uomini d’affari, immobiliaristi, grandi professionisti, tutti naturalmente affiliati, stipendiandoli come si trattasse di un vero e proprio management legale. In questa nuova struttura criminale il potere decisionale e di controllo sono stati decentrati, al fine di garantire autonomia e flessibilità ai vari locali sparsi in Italia e all’estero. La nuova struttura organizzativa delle ‘Ndrine è capace dunque, con i suoi variegati componenti, di vestire in giacca e cravatta per la definizione dei grandi investimenti economici, ma anche di imbracciare i kalashnikov o collocare ordigni come avvertimento. L’internazionalizzazione non ha sminuito, però, l’importanza del legame con il territorio; pertanto, se a livello globale le imprese criminali operano alla ricerca di nuovi mercati, nelle originarie località continuano ad esercitare il controllo con modalità tradizionali, quali estorsioni, intimidazioni, traffico di stupefacenti, mantenendo il consenso e la riconoscibilità, garantendo il reinvestimento a livello internazionale dei proventi illeciti.

La ‘Ndrangheta ha cambiato pelle: i figli più volenterosi dei boss studiano nelle maggiori università italiane, avviandosi poi alla libera professione, fornendo i loro consigli alle cosche di riferimento. Una cosa, però, è certa: il destino degli uomini di ‘Ndrangheta è segnato fin dalla nascita. Gli affiliati siano essi manovali o colletti bianchi, sono sempre legati da un vincolo imprescindibile alla casa madre. Le ‘Ndrine più potenti dello scacchiere criminale calabrese sono alla continua ricerca di nuovi panorami economici ove allungare i propri tentacoli. E’ il caso della ghiotta torta degli appalti dell’Expo 2015 di Milano. Le cosche calabresi, massicciamente presenti da diversi decenni nell’hinterland milanese, negli anni ’90 oggetto di indagine da parte Polizia per i sequestri di persona, sembrano interessati alla gestione degli appalti dell’importante manifestazione milanese. Il miliardario ricavato dei sequestri è stato riciclato in Lombardia nella costituzione di società di movimento terra, con il conseguente acquisto di camion, escavatori e mezzi idonei per tale tipo di attività. Diverse, infatti, sono le società di movimento terra, facenti capo ad esponenti legati alle cosche della Locride che esercitano la loro attività nell’area milanese. Rapidamente, grazie all’attività intimidatoria esercitata su amministratori locali ed la collusione con imprenditori locali, sono diventati i catalizzatori di tutti gli appalti pubblici dei Comuni milanesi, il tutto grazie anche all’aiuto di esponenti politici locali.

Altro settore d’interesse per gli affiliati alle cosche è quello dei Fondi Comunitari, di diversa natura ed entità.
Le ‘Ndrine più potenti dello scacchiere criminale calabrese sono alla continua ricerca di nuovi panorami economici ove allungare i propri tentacoli. E’ il caso della ghiotta torta dei fondi comunitari 2007/2013. La Calabria, essendo una regione in ritardo sotto il profilo dello sviluppo economico, inserita nell’ex Obiettivo 1, è destinataria, per il periodo sopra citato, di milioni di euro di finanziamenti per l’agricoltura (FEOGA), lo sviluppo rurale (FESR), per il sostegno sociale e l’occupazione (FSE). Fondi comunitari di diversa natura e quantità, percepiti in ogni angolo della Regione, nei più svariati settori imprenditoriali, spesso con la collusione di funzionali regionali "infedeli", sono in alcuni casi, ad appannaggio di affiliati alle ‘Ndrine. Tali risorse economiche per il tramite dei cosiddetti “colletti bianchi”, vengono veicolati verso società "cartiere" all’uopo costituite, per accrescere la potenza economica della cosca, utilizzando risorse pubbliche. Tenuto conto del sopraccitato forte “vincolo familiare” che contraddistingue la mafia calabrese, va da se che assicurarsi per più membri della stessa famiglia decine di migliaia di euro, equivale a collezionare per l’intera cosca ingenti risorse finanziarie. E’ su questo fronte che le forze dell’ordine e la magistratura ordinaria e contabile devono lavorare. La Procura Regionale della Corte dei Conti di Catanzaro è impegnata nella contestazione a svariati soggetti, l’indebita percezione di migliaia di euro previsti dal Fondo di Garanzia per l’agricoltura e l’allevamento; da approfonditi accertamenti effettuati, dalla Procura Generale della Corte dei Conti, molti di loro risultano legati alle cosche della ‘Ndrangheta. I loro nomi sono stati oggetto di comunicazione alla Direzione Nazionale Antimafia. L’indebita percezione, rientrante nel settore dell’incentivazione all’allevamento, ha avuto luogo per inesistenza dei requisiti richiesti in tema di certificazione sanitaria, ovvero omesso riscontro sanitario e veterinario sugli animali. I fondi così distratti dalla loro naturale destinazione, recano un grave pregiudizio all’operosità calabrese, facendo registrare l’economia calabrese come la più disastrosa dell’intero territorio nazionale, con crescita pari a zero. Altro settore nevralgico dell’economia regionale oggetto di infiltrazione mafiosa è senza dubbio quello relativo al reimpianto di agrumeti o la realizzazione di serre per l’agricoltura.

Le inchieste della Guardia di Finanza hanno scoperto un complesso ed articolato meccanismo truffaldino ai danni del bilancio Europeo, mediante l’utilizzo di fatture false, simulanti la vendita di prodotto agricolo, nonchè mediante artifizi e raggiri consistenti nell’invio di certificati falsi agli uffici della Regione Calabria, il tutto reso possibile dai funzionari regionali infedeli, pagati per omettere i previsti controlli sugli atti inviati. Anche le Amministrazioni locali hanno le loro responsabilità, in quanto anche se in possesso di sentenze di condanna, vengo meno nell’esecuzione delle stesse per il recupero delle somme indebitamente percepite. Quindi, alla luce di quanto sopra esposto, è facile intuire come il bilancio comunitario sia continuamente depauperato di ingenti risorse finanziarie, illecitamente percepite dalle cosche calabresi, in danno di quegli imprenditori onesti che, loro malgrado, intendono con tali risorse creare ricchezza e posti di lavoro nella martoriata Regione calabrese. Ma domandiamoci quali potrebbero essere le contromisure a tali condotte criminose. In primo luogo è necessario che le forze dell’ordine impegnate nei controlli, molto spesso dopo l’incasso delle somme da parte dei richiedenti, approfondissero il profilo soggettivo dei percipienti, interrogando le numerose banche dati in dotazione, per accertare le possibili connivenze con la criminalità organizzata. In secondo luogo è necessaria una maggiore sinergia e circolazione informativa tra i vari uffici delle diverse amministrazioni impegnate nella repressione dell’indebita percezione di fondi comunitari. E’ provato che solo incrociando le varie informazioni custodite dai vari uffici è possibile stanare il complesso reticolato di soggetti e società, all’uopo costituite, per l’accaparramento delle ingenti poste di denaro messe a disposizione dalla Commissione Europea.
Anche la capitale è colonizzata dalle ‘Ndrine. Da Piazza di Spagna a Via Veneto, i locali “in” della città eterna sono terra di conquista dei clan calabresi, per ripulire denaro sporco. Gli ingenti proventi del narcotraffico vengono ripuliti nell’acquisto di quote societarie di importanti locali della Roma bene, permettendo così l’insediamento di esponenti della ‘Ndrangheta nel tessuto economico capitolino, con particolare predilezione per la grande distribuzione ed il settore alimentare. Anche la periferia cittadina ed il litorale a sud della città sono gestiti da varie cosche che nel tempo si sono spartite minuziosamente il territorio, stringendo tra loro, spesso, alleanze pericolose nella gestione dei grandi traffici illeciti o nelle grandi operazioni immobiliari, intessendo rapporti anche con le altre organizzazioni malavitose già presenti sul territorio.

La ‘Ndrangheta è sbarcata anche a Salerno e Provincia, grazie al rinnovato patto con la camorra salernitana. Il porto di Salerno è divenuto sin dal 2004, il naturale sostituto del super controllato scalo di Gioia Tauro (Rc). Infatti, l’operazione di polizia denominata convenzionalmente “Decollo bis”, ha permesso di sequestrare, all’interno dell’area portuale, 541 chili di cocaina, destinati alle cosche della Piana di Gioia Tauro e del Vibonese, svelando, così, l’importantissimo ruolo che il porto salernitano riveste nelle rotte della cocaina. Anche l’area a sud di Salerno, quella del Cilento, vede la presenza di esponenti delle ‘ndrine di San Luca, tristemente note per la strage di Duisburg. Infatti, in un paesino del litorale cilentano un esponente della ‘ndrina dei Pelle-Vottari è iscritto nell’anagrafe della popolazione residente all’estero, già dal lontano 1992. A conferma di quanto detto, è storia dei giorni scorsi (10 dicembre) l’arresto del latitante BARBARO Giuseppe classe 1968, da parte degli uomini del GICO della Guardia di Finanza di Catanzaro, mentre era impegnato a fare shopping per le vie del centro di Salerno. L’arrestato è elemento di spicco dell’omonima cosca, appartiene al ramo (PILLARU) della cosca “BARBARO” di Plati (RC), suddivisa in tre rami principali NIGRU, PILLARU e CASTANU, derivanti dagli alias dati ai tre capibastone. Infatti, Giuseppe è figlio di Pasquale BARBARO alias “PILLARU”. La famiglia dell’arrestato, ha consolidato la potenza criminale con legami matrimoniali con esponenti delle famiglie TRIMBOLI, PERRE e MARANDO, (l’arrestato è coniugato con una PERRE), anch’esse originarie di Platì (RC), veri e propri punti di riferimento nell’introduzione nel territorio nazionale di ingenti quantitativi di stupefacenti, provenienti dal Sud America e dai Paesi Bassi. L’attenzione ora dovrà concentrarsi sulla rete dei fiancheggiatori, che hanno offerto collaborazione e ospitalità al latitante, a testimonianza che il territorio salernitano è “base calda” per gli uomini di ‘Ndrangheta.

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