La Criminalità Organizzata (successivamente denominata C.O.) impegnata nelle sue molteplici attività illecite (traffico di stupefacenti, armi, diamanti, esplosivi) in un variegato panorama di settori commerciali, produce una mole impressionante di denaro, calcolato in svariati milioni di euro.

Questa massa enorme di capitali di provenienza illecita spinge le organizzazioni ad approntare opportune misure di camuffamento della loro origine delittuosa, ed a porre in essere sofisticate tecniche di reintroduzione nell’economia legale di detti capitali. Il “riciclaggio di denaro sporco” è quindi la risposta necessaria all’esigenza criminosa di conferire una parvenza di legittimità a proventi di natura illecita, nella prospettiva di attribuire loro adeguati collocamenti sui mercati legali. Il “Riciclaggio” è nascondere, occultare o comunque ostacolare l’accertamento circa l’origine illecita del patrimonio. Trattasi di un reato commesso da soggetto estraneo alla produzione della risorsa finanziaria (nel senso che non concorre alla commissione del reato), ma si presenta nella seconda fase di gestione della provvista.

L’organizzazione criminale, avendo accumulato risorse nei mercati illegali, deve decidere se e in quale misura riciclare i proventi di un determinato reato. Al momento di stabilire l’ammontare della liquidità da riciclare, l’associazione mafiosa viene influenzata da una serie “variabile” di aspetti: l’ammontare delle poste di denaro, la probabilità di scoperta del reato nella fase del riciclaggio, la severità delle sanzioni nella fase del riciclaggio, redditività della liquidità ripulita rispetto a quella sporca nella fase dell’investimento e il costo delle operazioni di riciclaggio.

Ogni operazione di riciclaggio ha per l’associazione mafiosa un costo, rappresentato dalle risorse necessarie al soggetto criminale per porla in essere. Nel costo è calcolata l’erogazione al riciclatore di una percentuale del capitale ripulito, le spese per tutte le operazioni di “lavaggio” del denaro, le spese per i mediatori ed i contraenti nelle varie fasi del riciclaggio. L’effetto moltiplicativo dell’attività di riciclaggio sarà tanto maggiore quanto minore è il costo delle attività sopra descritte.

La C.O. ha affrontato nell’ultimo ventennio quello che possiamo definire un “processo di modernizzazione”. I gruppi criminali costituiscono aggregazioni di potere economico e finanziario con una fisionomia tipica delle forme associative di tipo manageriale, dotati di una flessibilità tale da permettere l’introduzione in ogni operazione o meccanismo economico in grado di produrre elevata ricchezza. La progressiva evoluzione della C.O. in aziende commerciali, ha visto nascere, in seno ad ogni consorteria criminale una componente “economico-finanziaria”, incaricata di reinvestire in “operazioni” lecite i proventi delle attività delittuose. In quest’ottica nasce la figura del “riciclatore”. Il riciclatore è quel soggetto in grado, spesso attraverso vere e proprie alchimie finanziarie, di frapporre una solida separazione tra l’impiego del denaro e la sua matrice criminale.

La figura del riciclatore ha visto accrescere la necessita di professionalità in maniera proporzionale al grado di affinamento delle tecniche di riciclaggio. Si è passati dal semplice “prestanome” a veri e propri consulenti di alta finanza; ragione per cui le organizzazioni si avvalgono della collaborazione dei cosiddetti “colletti bianchi”, uomini d’affari in grado di garantire la massima riservatezza sulla provenienza ed appartenenza del denaro.

La forma più elementare di riciclaggio consiste nella possibilità di interporre fittiziamente terze persone nella titolarità di patrimoni; ciò consente alle organizzazioni criminali di infiltrarsi in interi settori commerciali (supermercati, bar, ristoranti, alberghi, etc.), specie in quelle aree geografiche dove è forte il loro potere intimidatorio ed il controllo del territorio. Alcuni centri del riciclaggio sorgono nei paradisi fiscali e nelle piazze finanziarie off-shore, in quei Paesi cioè che servono da base all’espansione geografica del mercato dei narcodollari, inaccessibili per qualsiasi banca centrale. E’ il caso delle piazze finanziarie del Bahrein, le Antille ex britanniche o olandesi, le Bahamas, le Bermuda, le isole Caiman, tutte località in cui le poste di denaro di provenienza illecita transitano per i circuiti bancari, producendo profitto.

Il reato di riciclaggio (previsto e punito dall’articolo 648 bis del codice penale) costituisce uno strumento fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata, la cui attività è caratterizzata da due momenti fondamentali: quello dell’acquisizione di ricchezze mediante atti delittuosi e quello successivo della «pulitura», consistente nel far apparire leciti i profitti di provenienza delittuosa.

Il riciclaggio di denaro è, pertanto, l’azione che permette di reimmettere i profitti ottenuti con operazioni illecite o illegali all’interno del normale circuito monetario legale. E’ immissione in un ciclo economico ordinario di un ricavo di provenienza delittuosa, con il preciso scopo di non far piu’ risalire alla vicenda originariamente delittuosa di quel bene o moneta, mediante un numero mirato e numeroso di scambi economici atti a generare confusione o depistaggio.

Le analisi economico-finanziarie hanno dimostrato che tale tipo di reato si sviluppa attraverso tre procedimenti fondamentali.

La prima fase del riciclaggio riguarda l’introduzione del denaro illecitamente accumulato nel sistema finanziario FASE DEL COLLOCAMENTO O PLACEMENT STAGE.

La seconda fase prevede una serie di trasformazioni o trasferimenti nel tempo e nello spazio del denaro accumulato FASE DELLA STRATIFICAZIONE O LAYERING STAGE.

Nella seconda fase (LAYERING STAGE) si procede al totale mascheramento dell’origine e delle tracce contabili del denaro sporco, con una pluralità di ulteriori trasferimenti

Dal punto di vista geografico la fase di LAYERING privilegerà quei Paesi aventi normative antiriciclaggio deboli o inesistenti (cd. Paesi “off-shore”, attualmente inseriti nelle black list).

La terza fase consente di far rientrare i capitali nel circuito finanziario legale (ad es. mediante iniziative imprenditoriali o acquisti immobiliari) INTEGRATION STAGE.

Al contrario, questa terza fase (INTEGRATION) si svilupperà in quei Paesi che presentano condizioni economiche e mercati finanziari stabili.

Molteplici sono le tecniche utilizzate per perfezionare le condotte di riciclaggio, eludendo i controlli. Le più diffuse sono:

  1. loan back
  2. lease back
  3. Smurfing
  4. Money Transfer

Il loan back, è un prestito a sé stesso, formalizzato attraverso una normale pratica di finanziamento, che serve ad assicurare una facciata di legalità alla disponibilità del denaro. In realtà, l’interessato, o un suo prestanome, conferisce all’istituto di credito erogatore le garanzie richieste, provenienti a volte anche dall’estero (ad es. attraverso l’utilizzazione di certificati di deposito, spesso al portatore). Attraverso tale sistema sorgono nuove attività imprenditoriali o si rilevano imprese in crisi, facili preda dei riciclatori, che il più delle volte conservano al loro posto i precedenti titolari o amministratori, attratti da adeguate retribuzioni ed affrancati dai debiti

Il lease back, è un tipo di leasing in base al quale una società (locataria) diventa anche fornitore del bene oggetto della locazione. L’impresa vende gli impianti, le apparecchiature o gli immobili di sua proprietà ad una società di leasing, la quale glieli riconcede immediatamente in locazione. La transazione prevede il coinvolgimento di due soli soggetti invece di tre e consente all’azienda di liberare capitali utili per altri investimenti, potendo comunque continuare ad usufruire dei beni tramite la locazione. Quest’ultimo ne rimarrà comunque possessore pagando canoni periodici al soggetto finanziario.

Lo Smurfing consiste nell’effettuare versamenti o operazioni di cambio regolari e reiterati, concernenti somme di denaro legate tra di loro e al di sotto della soglia fissata per l’identificazione. Con tale tecnica si mira ad evitare qualsiasi monitoraggio delle operazioni bancarie.

Money Transfer è un sistema di invio di denaro, che si sovrappone, se non si sostituisce completamente, ai canali finanziari ufficiali presenti in alcuni paesi specialmente nelle aree asiatiche e africane (Sudan, Somalia etc.). E’ principalmente utilizzato dai lavoratori stranieri emigrati nei paesi più ricchi – anche e soprattutto quelli illegali – che in tal modo trasferiscono disponibilità alle famiglie rimaste nel paese di origine. Il sistema, proprio per la sua segretezza e per la mancanza di registrazioni, si presta anche quale canale di finanziamento del terrorismo internazionale.

L’ipotesi criminosa del delitto di “Riciclaggio” è stata introdotta nel nostro Codice Penale con l’art.648 bis nel 1978, individuando quattro tipologie di reato presupposto: rapina aggravata, estorsione, sequestro di persona e traffico di stupefacenti.

Il G.A.F.I. (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale), al quale aderirono 26 Paesi, tra cui anche l’Italia, emise 40 Raccomandazioni, fra le quali, si ricordano le principali:

  • Collaborazione fra gli Stati nella lotta al riciclaggio di denaro sporco;
  • Abolizione dell’anonimato nelle transazioni finanziarie;
  • Identificare l’autore dell’operazione e registrare la stessa in apposito Archivio informatizzato, conservando tali informazioni per almeno cinque anni;
  • Sviluppare programmi contro il riciclaggio di capitali, che comprendano procedure e controlli interni di aggiornamento continuo del personale..

Il nostro Paese recepì tali “raccomandazioni” attraverso l’introduzione della Legge 5 luglio 1991 nr.197 composta da 14 articoli e contenente una serie di precetti, divieti, obblighi e sanzioni.

La ratio di questa Legge, costituente la base normativa per la lotta al Riciclaggio di denaro sporco, è quella di garantire, anche a posteriori e per 10 anni, la possibilità controllare e seguire il percorso dei flussi finanziari.

Il dettaglio della normativa Antiriciclaggio continua con l’elencazione delle diverse normative che si sono succedute fino ai giorni nostri, in aderenza alle diverse Direttive Comunitarie.

Legge 9 agosto 1993, nr.328 – ha sostanzialmente ampliato la platea dei reati presupposti, necessari all’accumulo di denaro illecito, destinato alla reintroduzione nel circuito finanziario lecito e quindi alla commissione della nuova fattispecie criminosa del Riciclaggio di denaro sporco.

Infatti, le quattro fattispecie di reato originariamente elencate nell’art.648 bis del Codice Penale, sono state sostituite con la formula ””….provenienti da delitto non colposo””.

Questa nuova normativa ha gettato le basi per la creazione di una ulteriore ed importante fattispecie criminosa, quella del Riciclaggio da Evasione Fiscale, modificando la vecchia legge nr.516/82 denominata “Manette agli evasori”, intervenuta nel marzo 2000.

Decreto legislativo 26 maggio 1997, nr.153, di adeguamento della normativa sull’antiriciclaggio alla direttiva comunitaria.

I due concetti basilari introdotti nella vecchia disciplina contenuta nella legge nr.197/91 sono:

Potestà informativa e gestionale dell’Ufficio Italiano Cambi di tutte le Segnalazioni di Operazioni Sospette.

Con la vecchia disciplina dell’art.3 della legge nr.197/91, la Segnalazione di Operazione Sospetta prodotta dall’Intermediario Abilitato, veniva inviata alla Questura territorialmente competente.

Grazie alla presente innovazione, la segnalazione viene inviata all’Ufficio Italiano dei Cambi, che provvederà ad inviarla alla Guardia di Finanza o in alternativa, per i soggetti considerati in odore di Mafia, alla Direzione Nazionale Antimafia.

Riservatezza delle segnalazioni.

L’identità delle persone e degli intermediari di cui all’art.4 che hanno effettuato le segnalazioni, deve rimanere segreta, anche quando è conosciuta.

La stessa, può essere rivelata solo quando l’Autorità Giudiziaria, con decreto motivato, lo ritenga indispensabile ai fini dell’accertamento dei reati per i quali si procede.

Decreto Legislativo 25 settembre, nr.374 – Estensione delle disposizioni in materia di riciclaggio dei capitali di provenienza illecita ed attività finanziarie particolarmente suscettibili di utilizzazione a fini di riciclaggio, a norma dell’articolo 15 della L. 6 febbraio 1996, n. 52.

Questo Decreto ha esteso gli obblighi di identificazione, registrazione ed eventuale segnalazione di operazione sospetta ad altri soggetti che si aggiungono agli intermediari: recupero crediti, custodia e trasporto valori, commercio di cose antiche, di oro, di preziosi, case da gioco, gallerie d’arte, mediatori immobiliari, mediatori credtizi, promotori finanziari, agenzie di attività finanziaria.

Decreto Legislativo 20 febbraio 2004, nr.56 – Attuazione della Direttiva 2001/97/CE in materia di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi da attività illecite.

Con questo Decreto è stata estesa la Segnalazione delle Operazioni Sospette, nei confronti di:

ragionieri, periti commerciali, revisori contabili, dottori commercialisti e consulenti del lavoro, notai e avvocati quando, in nome o per conto di propri clienti, compiono qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare e quando assistono i propri clienti nella progettazione o nella realizzazione di operazioni riguardanti il trasferimento a qualsiasi titolo di beni immobili o attività economiche, la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni, l’apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli, l’organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all’amministrazione di società, la costituzione, la gestione o l’amministrazione di società, enti, trust o strutture analoghe.

Decreto Legislativo 231/2007 del 16 novembre 2007. Questo Decreto, introdotto in attuazione della direttiva 2005/60/CE, è un’importante azione svolta dal legislatore contro il riciclaggio, in quanto, oltre ad importanti aspetti definitori, conferma la tendenza a limitare l’uso del contante come strumento essenziale nella lotta al riciclaggio, aumentando la platea dei soggetti obbligati ad adempimenti e comunicazioni alle autorità in caso di operazioni sospette.

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