Sono profondamente orgoglioso, sinceramente felice e, permettetemi di dirlo, anche onorato di poter realizzare questa recensione dedicata a un’opera di grande valore teorico e pratico. A maggior ragione perché si tratta del lavoro di un autore che considero un riferimento nel panorama nazionale dell’intelligence, nonché collaboratore storico di CrimeList, realtà con cui condivido da tempo intenti, idee e prospettive operative.
Poter leggere, analizzare e riflettere su questo volume è stato per me non soltanto un esercizio di studio, ma un’occasione autentica di crescita personale e professionale. La ricchezza dei contenuti, la solidità metodologica e l’evidente esperienza sul campo dell’autore traspaiono in ogni pagina, rendendo quest’opera non solo utile, ma necessaria a chiunque operi nel campo della Sicurezza, della Prevenzione e dell’analisi del crimine.
Il volume rappresenta un lavoro complesso, stratificato e concettualmente rigoroso che affronta il tema dell’intelligence investigativa in una prospettiva interdisciplinare, coniugando aspetti teorici, applicativi e prospettive evolutive. Attraverso una prosa densa ma scorrevole, l’autore offre una trattazione sistematica dell’intelligence come strumento conoscitivo, metodologico e operativo finalizzato all’analisi ed alla prevenzione del crimine nel contesto sociale e tecnologico odierno. Si tratta di un’opera dal respiro ampio, il cui valore risiede sia nella qualità dell’apparato concettuale, sia nella sua aderenza ai problemi reali dell’azione investigativa.
La cultura dell’intelligence e la crisi del pensiero critico
Il testo si apre con una riflessione sulla degenerazione semantica e culturale del concetto stesso di “intelligence”. “Forse è una delle parole più abusate nella nostra attualità e per i più differenti argomenti… e ciò non deve meravigliarci, anzi deve stimolarci a voler sempre più argomentare, anche a discapito di imbattersi negli errori”. Tale incipit non è soltanto programmatico ma rappresenta il manifesto epistemologico dell’intero lavoro, che si pone come obiettivo la riqualificazione scientifica e metodologica del sapere investigativo.
L’autore osserva acutamente come il dibattito intorno all’intelligence sia spesso viziato da una certa “arroganza culturale che non deve mai ostacolare il confronto dialogico”, denunciando quella “inviolabilità d’opinione” che tende a escludere il contributo delle scienze e delle discipline empiriche. È qui che entra in gioco la necessità di riscoprire l’intelligence non come strumento retorico o sloganistico, bensì come vero e proprio “paradigma analitico”, fondato su una epistemologia critica e sulla necessità di “accettare e farsi accettare da altre discipline”.
Nel secondo capitolo, uno dei più densi e innovativi dell’intero testo, l’autore esplora la struttura cognitiva dell’intelligence in relazione al funzionamento del cervello umano. Citando Miller, Simon, Chomsky e la psicologia cognitiva contemporanea, viene proposta un’interpretazione inedita del processo investigativo come attività strutturalmente informazionale. “Il principio della Human Information Processing (HIP) è l’elaborazione dell’informazione sull’agente umano, contraddistinta come un sistema di elaborazione razionale”.
Questa impostazione consente di collegare in modo coerente le funzioni cognitive fondamentali (attenzione, memoria, ragionamento) con le fasi operative dell’investigazione. L’analista, sin dalla fase di raccolta delle informazioni, deve applicare alle informazioni stesse un processo di comparazione e valutazione, abbinamento e verifica del risultato ottenuto. È proprio in questa simbiosi tra teoria e prassi che l’opera raggiunge il suo apice, costruendo un modello operativo di grande utilità per analisti, investigatori e decisori strategici.
Il testo propone anche una visione didascalica e formativa, individuando le condizioni permanenti e temporanee dell’intelligence in funzione dei suoi obiettivi: “Dalla forma di ragionamento dei processi percettivi, dalla costruzione delle relazioni tra il sistema cognitivo dell’uomo e l’elaborazione delle informazioni… troviamo applicazioni del cognitivismo”. L’intelligence, dunque, si configura come una funzione epistemica complessa, capace di generare conoscenza attraverso la concatenazione di dati, inferenze e ipotesi.
L’autore propone una sistematizzazione delle attività investigative in quattro categorie principali: “Crime Intelligence, Analisi Strategica, Analisi Tattica e infine quella Amministrativa”. Ciascuna di queste viene analizzata secondo criteri operativi concreti, con l’obiettivo di delineare un modello applicabile a differenti contesti territoriali e tipologie criminali.
Particolarmente utile si rivela la sezione relativa all’analisi predittiva, in cui si sostiene che “le informazioni rappresentano la piattaforma fondamentale per approntare il caso da risolvere, con efficienza produttiva di ulteriori informazioni, le quali svilupperanno poi il risultato investigativo”. Viene così restituita all’informazione la sua funzione generativa, non come dato statico, ma come elemento dinamico e trasformativo, parte integrante del processo investigativo.
L’autore, inoltre, richiama studi internazionali, come quelli della RAND Corporation e del National Institute of Justice, per rafforzare la propria tesi sull’importanza della polizia predittiva. “Le quattro aree classificate sono: Prevedere i crimini; Prevedere i trasgressori; Prevedere l’identità degli autori; Prevedere le vittime di reati”. Questa impostazione dimostra l’aderenza dell’opera agli standard globali dell’intelligence investigativa.
Non poteva , infine, mancare una vera e propria incursione nei territori della cyber security, trattando tematiche estremamente attuali come la guerra dell’informazione, la minaccia informatica e il ruolo dei social media nella diffusione della disinformazione. Il volume analizza in modo dettagliato i tre principali ambiti della nuova intelligence digitale: Cyber Security Intelligence, Cyber Threat Intelligence e Social Media Intelligence. L’autore non si limita a descrivere la natura dei nuovi rischi digitali, ma propone un’interpretazione sistemica dei concetti chiave. Tali passaggi evidenziano come Taurisano abbia piena consapevolezza della dimensione strategica della cyber-intelligence, interpretata non solo come difesa tecnica, ma come forma evoluta di conflitto cognitivo e percettivo.
Conclusioni: un testo scientifico di riferimento per l’intelligence contemporanea
Il volume si impone nel panorama scientifico italiano come un testo di riferimento per lo studio e l’applicazione dell’intelligence investigativa. La sua capacità di integrare elementi teorici, operativi e tecnologici lo rende particolarmente adatto alla formazione specialistica di forze dell’ordine, analisti, policy makers e professionisti della sicurezza.
La profondità delle analisi, la chiarezza espositiva, l’uso sapiente delle fonti accademiche e operative, la presenza di schemi, mappe concettuali e processi analitici rendono quest’opera un esempio riuscito di sintesi tra scienza e prassi, teoria e campo operativo.
Quest’opera colma una lacuna significativa nella letteratura specialistica italiana, offrendo un approccio sistematico e scientificamente fondato all’intelligence investigativa. La capacità dell’autore di integrare tradizione investigativa e innovazione tecnologica rappresenta un modello metodologico di riferimento per future ricerche nel settore.
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Complimenti vivissimi all’autore. Appena ordinato!