La storia si ripete. Due secoli fa, le vittorie di Napoleone in Italia, lo resero il più famigerato Generale dell’epoca. Nonché uno dei maggiori saccheggiatori delle nostre Opere d’Arte. Fu solo grazie ad Antonio Canova che possiamo ammirare nel Bel Paese alcune delle opere trafugate.

 
Oggi sono cambiati gli scenari e le strategie. Ma il nocciolo resta lo stesso. La Francia, con un’azione di politica industriale-militare, non resta inerte di fronte alla possibilità di conquistare gran parte dell’area mediterranea. Il presidente francese Nicolas Sarkozy annuncia dall’Eliseo che in Libia è venuto il momento di passare all’azione. Poco dopo un caccia Rafale spara e colpisce un carro armato dell’esercito regolare del colonnello Gheddafi nei dintorni di Bengasi .
 
L’operazione militare voluta da Parigi e approvata tre giorni fa al consiglio di sicurezza dell’Onu è cominciata. Come nella crisi di Suez del 1956, la Francia si posiziona nuovamente in testa tra le nazioni pronte al conflitto. Per la Francia, la Libia è un paese strategicamente importante, per un gran numero di motivi. In primis perchè confina con quattro paesi di lingua francese: Tunisia, Algeria, Ciad e Niger. Paesi che stanno subendo piccoli mutamenti sociologici. In secondo luogo vi sono le importazioni di petrolio libico. Il gigante petrolifero francese Total controlla un imponente settore nel territorio della Libia.
 
Per Sarkozy, la Libia offre quindi una grande opportunità: fare scacco ad una nazione lenta dal punto di vista strategico: l’Italia, geograficamente favorita ma politicamente e culturalmente in forte svantaggio. A questo si deve aggiungere una serie di eventi favorevoli quali la quasi totale assenza degli USA sul campo (impegnati altrove, ma neanche troppo, visto che storicamente gli americani hanno sempre prediletto rapporti con unici sovrani anziché con complesse democrazie) e l’inefficienza economia e finanziaria dell’Inghilterra. Non è ancora chiaro quali siano i possibili referenti in caso di vittoria sul Rais libico. Una cosa è certa: la Francia non vuole farsi sfuggirequesta occasione. Per dimostrare e per testare la propria strategia economica, finanziaria ed energetica.
 
Se avrà successo come guida della coalizione, Parigi non solo ci rimpiazzerà come primo partner commerciale ed energetico nel dopo-Gheddafi, ma anche a proporsi come riferimento per l’intera fascia maghrebina. Che avrà necessità di nuove armi, nuove infrastrutture, nuove tecnologie. Tant’è che anche in casa propria si sta avviando quel saccheggio che più di una volta vide l’Italia subire le azioni francesi. ENI, Edison, Bulgari, Gucci, Groupama, Generali e molti altri sono già nelle mire di Parigi.L ‘arresto imposto da Tremonti alla scalata Parmalat è solo un esempio di tutto quello che sta accadendo.
 
Il Maghreb è uno dei mercati più promettenti del mondo. L’Italia purtroppo lo ha capito tardivamente e ne subirà le inevitabili conseguenze. Non bisogna altresì tralasciare l’aspetto energetico nucleare. La Francia in questi anni ha stipulato molti accordi (leciti o meno, non è ancora chiaro) con l’Italia circa l’eventuale realizzazione di impianti nucleari. Sottratta la maggior fonte petrolifera, quella libica, la via al nucleare diventerebbe praticamente indispensabile, a vantaggio dei nostri “cugini”.
 
Forse in questa scalata manca una strategia di inseme, globale. Forse semplicemente non è alla portata di tutti capirla ed individuarla. Il punto certo però, è che, per quanto ci riguarda, non si vede all’orizzonte un Canova pronto a recuperare il maltolto.
 
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