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“I volenterosi carnefici di Hitler” PDF Stampa E-mail
lunedì 18 agosto 2008 20:49

Un bestseller che ha sconvolto una generazione. Goldhagen, scrivendo “I volenterosi carnefici di Hitler”, denuncia la sua teoria sul genocidio perpetrato dalla Germania nazista durante il suo regime: fu un atto voluto da un’intera nazione, non certo eseguito dalle sole SS.

Goldhagen, docente di Scienze Politica e Studi Sociali presso l’Università di Harvard negli Stati Uniti d’America, già dell’inizio del suo libro esprime chiaramente il suo punto di vista sull’Olocausto ebraico durante il regime hitleriano: non furono gendarmi addestrati, né le sole SS a procedere all’eliminazione fisica dei 6 milioni di ebrei. Quello che oggi viene definito come uno dei più atroci crimini contro l’umanità, come si esprime il diritto internazionale contemporaneo, fu organizzato dalla stessa popolazione tedesca,  attraverso la ripugnanza, lo sdegno e la barbarie nei confronti di un popolo, definito da Goldhagen non come semplice catalizzatore dello scoramento di un’intera nazione che cercava di rimettersi in piedi dopo una prima guerra mondiale devastante e una crisi economica ancor più destabilizzante. L’antisemitismo ebraico ha radici storiche e profonde, che possono esser rintracciate a partire dall’epoca medioevale: alla figura dell’ebreo si associava quella del rabbino, dell’uomo sporco, dell’individuo senza terra (in barba alle stesse leggi cristiane che non gli consentivano di coltivare la terra e quindi lo costringevano a praticare mestieri che riguardavano il commercio e il denaro). Le diaspore, i pogrom, la nascita dei ghetti nelle città più grandi che ospitavano un numero più elevato di ebrei grazie ad uno stesso editto del Pontefice, si perdono nella notte dei tempi e sono lì a sottolineare quanto l’identificazione degli ebrei come razza da eliminare per epurare l’intero genere umano fosse radicata nel sostrato ideologico del Vecchio Continente. Con la formazione degli stati nazionali, il nazionalismo si acuisce: la Germania raggiunge la sua conformazione di stato nazione con la Repubblica di Weimar nel 1919, dopo lo sfaldamento del suo Impero sconfitto durante la prima guerra mondiale. È in questo periodo, ma in realtà già dalla fine del XIX secolo con il rinvigorirsi dei sentimenti antisemiti su scala internazionale (si ricordi il caso Dreyfus che interessò la Francia), che il revanchismo e il patriottismo diventano impulsi comuni di una Germania desiderosa di riscatto. L’avvento del regime Hitleriano nel 1933 non fu solo la conseguenza di un vuoto di potere o di un colpo di stato, ma fu acclamato da un’intera nazione. Il programma antisemita del regime hitleriano non risultò solo dall’emanazione delle leggi razziali, ma fu un disegno che non ebbe freno, comparendo sin dall’inizio dell’avvento di Hitler al potere, e che si decise per l’eliminazione totale degli ebrei solo con l’occupazione della Polonia nel 1938. Goldhaghen descrive questo momento come cruciale nella storia dell’Olocausto del XX secolo: la Polonia era infatti densamente abitata da gente di razza ebraica. Strumenti atti al rastrellamento e all’eliminazione fisica degli ebrei erano i battaglioni di polizia: gruppi di uomini, spesso arruolati tra la stessa popolazione civile, privi di un’educazione militare, ma di estrazione sociale media e di un’età compresa tra i 30 e i 40 anni. Furono loro a perpetrare le più feroci uccisioni di massa, procedendo non solo all’eliminazione fisica, ma anche alla denigrazione degli ebrei, dedicandosi per diletto allo schernimento di quegli uomini condannati a morte. Artigiani, liberi professionisti, contadini, padri di famiglia che non avevano l’obbligo di uccidere, ma che uccidevano per il gusto di farlo, perché eliminare l’ebreo, il traditore, la causa della sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale, era uno scopo da perseguire nel minor tempo possibile. Anche il lavoro forzato degli ebrei era uno strumento per stremarli, per suggere quanta più linfa vitale da quei corpi che sarebbero stati poi eliminati. Goldhagen nel suo bestseller non dimentica di elencare le violenze perpetrate nei confronti degli omosessuali, degli zingari, dei dissidenti politici. Non dimentica di parlare degli esperimenti scientifici eseguiti sui deportati. Ma specifica come il progetto di eliminazione ebraica fosse meglio radicato, più calcolato e fosse un sentire comune della popolazione.

Ultima parte del bestseller “I volenterosi carnefici di Hitler” riguarda le così dette marce della morte: lunghi cammini verso i campi di concentramento, che gli ebrei dovevano affrontare al freddo, mal vestiti, denutriti, sotto torture e fucilazioni casuali.

A supporto della tesi di Goldhagen ci sono i filmati storici, che riprendono i soldati statunitensi che dopo la vittoria contro il regime nazista, liberano gli ebrei ancora rinchiusi nei campi di concentramento e obbligano gli abitanti tedeschi a visitarli, a vedere lo scempio: la popolazione apparirà affatto inorridita, bensì scocciata, annoiata, indifferente, forse consapevole ma non scalfita moralmente.

Un bestseller capace di andare al nocciolo della questione: non solo i gendarmi delle SS, né il solo Hitler, ma tutta la nazione tedesca furono coinvolti in una lunghissima Notte dei Cristalli che durò12 anni. Ma quella stessa colpa di una nazione che spesso si addita e che la Germania ha cercato di lavare dalla sua fedina durante tutto il dopoguerra, non avrebbe attecchito così profondamente senza le catastrofiche condizioni economiche, sociali, occupazionali che affliggevano la Germania nel primo dopoguerra. La spinta al revanchismo era tutt’uno col risorgere di un uomo tedesco capace di affermare con prepotenza la sua stirpe.   

  

Ultimo aggiornamento ( martedì 19 agosto 2008 21:59 )
 
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