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Internet e libertà di espressione | Internet e libertà di espressione |
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| Scritto da Andrea Bichiri | |
| mercoledì 11 luglio 2007 16:56 | |
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“Internet è uno dei veicoli più validi per la difesa della libertà, poiché offre la verità a chi vuole vederla e intenderla. Non è quindi sorprendente che alcuni governi e organismi dimostrino di temere Internet e la sua capacità di diffondere la verità".
E’ proprio avvalendosi delle parole di uno dei padri della rete, Vinton G. Cerf, che la celebre organizzazione Reporters sans frontières ha annunciato la disponibilità del rapporto 2006: "Internet sotto stretta sorveglianza - Gli ostacoli alla circolazione della libera informazione sulla Rete”.
Secondo il report realizzato dalla RFS, se il numero di navigatori cinesi raddoppia praticamente ogni sei mesi, e quello dei siti si duplica ogni anno, questa crescita folgorante della Rete si accompagna ad un altrettanto notevole sforzo di controllo, di censura e di repressione proporzionale alla dinamica espansiva che ha caratterizzato lo sviluppo del Net. Leggi liberticide, cyberdissidenti prigionieri, siti bloccati, sorveglianza dei forum di discussione, cybercaffè chiusi, in Cina in particolare. Insomma: per tentare di mettere la museruola alla Rete, i governi non esitano a mettere in campo un imponente apparato repressivo.
Arresti di cyberdissidenti, blocco dell'accesso ai siti giudicati "politicamente o culturalmente scorretti", controllo della posta elettronica... sono solo alcune delle “misure cautelari” adottate dai paesi dove la libertà di informazione sembra ancora un miraggio e la ricerca e la diffusione della verità è sovente pagata a caro prezzo.
"Con un permesso di accesso sottoposto a una serie di rigide autorizzazioni e un razionamento della strumentazione necessaria - scrive Reporters sans frontières - Internet a Cuba sembra costretto invece a rimanere un fenomeno limitato e sottoposto ad altissima sorveglianza. La strumentazione necessaria, compresa quella di ultima generazione, è in pratica disponibile solo nei negozi specializzati gestiti dallo Stato, accessibili peraltro solo previa autorizzazione da parte delle autorità competenti. Del resto, il governo ha iniziato a legiferare fin dall'apparizione di Internet sull'isola.
Nel giugno 1996, il decreto-legge 209, intitolato "Accesso dalla Repubblica di Cuba alla rete informatica globale", precisava che il suo utilizzo non poteva essere fatto "in violazione dei principi morali della società cubana o dei testi di legge in vigore nel paese", e che i messaggi di posta elettronica non devono in alcun caso "compromettere la sicurezza nazionale".
Fonte: Articolo tratto da Punto Informatico del 30/06/06
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 10 febbraio 2009 21:07 ) |
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