Storia

Operazione Pandora

Analisi di un esperimento di guerra biologica su un'isola scozzese compiuta dagli anglo-americani tra il 1942 e il 1943.

In un articolo apparso su “Nature” alla fine degli anni ottanta dal titolo “Gruinard handed back”, si riferiva che tra il 1941 e il 1943 i 3 governi del regno Unito, Canada e USA sperimentarono sull’isolotto scozzese di Gruinard la resistenza delle spore all’antrace o carbonchio, denominato “Vollum 147581”, all’esplosione e agli agenti atmosferici, nell’ambito di un progetto top secret di ricerca per lo sviluppo di armi biologiche. Furono fatti esplodere dei proiettili caricati con tali spore.

L’antrace è bene chiarire che è una malattia degli erbivori causata dal “Bacillus anthracis” che si trasmette anche all’uomo. La malattia assume nell’essere umano varie forme cliniche a seconda delle modalità di trasmissione, che può essere “da contatto”, e in questo caso si manifesta in una delle forme più lievi con delle pustole carbonchiose da cui è originato il nome della malattia; e “da inalazione” o “per via aerea”, e che dà luogo al carbonchio polmonare; in questo ultimo caso risulta letale per l’uomo.

Comunque nel corso della seconda guerra mondiale, l’ “Operazione Pandora”, interessò l’isola di Gruinard e l’intera popolazione venne evacuata e agli abitanti fu versata un indennizzo di 50 £ sterline ad abitante.

Così bombe contenti spore dia antrace furono fatte esplodere su tale isola, uccidendo un gregge di montoni e, come previsto, le spore si dimostrarono in grado di resistere alle esplosioni e fino alla fine degli ani ottanta del XX secolo furono ancora rinvenute sull’isola spore vitali.

Per eliminare tutte le spore dall’isola Gruinard, fu necessario ricorrere ad un’imponente operazione di bonifica effettuata nel 1986 da una compagnia specializzata, la quale fu pagata ben mezzo milione di sterline per decontaminare i 520 acri di terreno dell’isola.

L'idea originale era di appiccare un incendio che avrebbe bruciato tutto il suolo uccidendo tutti gli organismi. Sfortunatamente, le spore si erano inserite nel sottosuolo, così si pensò che una totale decontaminazione era impossibile. Poi fu trovata una soluzione:

sul suolo dell’isola fu cosparso ben 280 tonnellate di formaldeide, diluite con 2.000 tonnellate d’acqua di mare. Così il 24 aprile 1990 l’allora Ministro delle difesa fece un viaggio sull’isola dichiarandola, dopo ulteriori analisi e controlli, ufficialmente, di nuovo abitabile.

Prima di prendere tale decisione, un gregge di pecore fu lasciato liberamente pascolare per mesi sull’isola senza riportare alcun danno. Così il governo inglese dichiarava che l’isola era sicura e non era più infettata da spore all’antrace.

Quindi agli antichi abitanti fu data la possibilità di ritornare su tale isola e riprendere possesso delle proprie terre, dopo aver restituito al governo le 500 £ sterline versate loro al momento dell’evacuazione.

Da questo caso si evince le difficoltà che possono incontrare i vari governi che vogliano sperimentare armi batteriologice sui propri territori: prima di tutto l’imprevedibilità e le difficoltà per poter valutare con sicurezza gli effetti che lo spargimento di organismi biologici possono avere sull’ambiente; e poi i rischi che possono derivare dalla perdita di controllo sugli agenti infettivi e del diffondersi di epidemia tra la popolazione civile.