Storia

Tra il 1944 e il 1945 la Sicilia si ribella

Una pagina poco conosciuta della storia italiana riguarda la ribellione siciliana avvenuta a cavallo tra il 1944 e il 1945. Documentazione la cui fonte proviene da dossier appartenuti al Ministero della Guerra del governo Badoglio e venuti alla ribalta agli inizi del XXI secolo.

Sul finire del 1944, scoppiava una aperta rivolta contro la chiamata di leva alle armi del governo Badogliano. La rivolta veniva alimentata da voci diffuse sulla probabilità che i coscritti di leva potessero essere inviati addirittura a combattere in Estremo Oriente per sostenere gli interessi anglo-americani.

Secondo documenti oggi declassificati, provenienti soprattutto dalla relazione di 20 pagine dei Reali Carabinieri, la situazione siciliana si aggravò dopo la carneficina verificatasi a Palermo il 19 ottobre 1944, quando il Prefetto Pampillonia, assediato da dimostranti, richiese l’intervento del Regio Esercito il quale aprì il fuoco, provocando numerosi morti e feriti. Ma poco dopo un mese, per quasi due settimane, la Sicilia veniva scossa da una vasta rivolta popolare, come riferì, tra l’altro, l’Alto Commissario Aldisio, investendo tutte le province siciliane.

Sul finire del mese di dicembre, si contavano: 4 morti, 40 feriti, varie decine di arresti; oltre 150 manifestazioni avvenuti in più di 98 comuni, con la numerosissima partecipazione del popolo siciliano. I maggiori focolai di rivolta si erano tenuti a Catania, a Trapani, ad Alcamo, e nei paesi dell’ Agrigentino, a Enna, a Palermo, a Palma di Montechiaro, a Favàra, a Grotte, a Naro, a Calastra Ravanusa e a Messina. Poi, l’ 11 gennaio 1945, a Naro, in provincia di Agrigento, veniva proclamata la repubblica indipendente; qui i rivoltosi ebbero 5 morti e 12 feriti.

L’anno nuovo, il 1945, si apriva con veri e propri combattimenti, che si erano verificati a Canicattì, Leonforte, Santa Margherita Belice, Licata (Agrigento), Ragusa, Vittoria – dove furono assaltate le locali caserme -, Santa Croce Camerina – dove i locali Reali Carabinieri furono tutti disarmati-, Chiaromonte. A Ragusa furono mandati contingenti di Carabinieri e del Regio Esercito, che riuscivano a rioccupare la città, dopo aver perso 3 militi morti. Nel frattempo truppe badogliane rioccupavano Vittoria. A resistere era rimasta solo Comiso, dove, con l’appoggio dei fascisti, era stata proclamata la “Repubblica indipendente di Comiso”.

Il 5 gennaio veniva catturato un camion di viveri e una camionetta inglese, e venivano fatti prigionieri 7 carabinieri e alcuni soldati inglesi. Alle porte di Comiso, avveniva una cruenta battaglia durata due ore, dove un attacco di carabinieri veniva vittoriosamente respinto. Intanto le locali caserme dei Carabinieri e polizia si erano arrese ai rivoltosi.

Il 6 gennaio 1945 veniva respinto un attacco di una diecina di camion pieni di soldati badogliani, lasciando sul terreno un morto, numerosi feriti, e molti prigionieri, tra cui il capitano comandante. Poi la mattina dell’ 11 gennaio 1945, il Ministro della guerra del governo badogliano Casati ordinava a un intero reggimento di fanteria, comandati dal generale Brisotto, di attaccare e occupare, a tutti i costi, Comiso, dopo aver circondato l’intera città con i mezzi corazzati. Dopo aver lanciato il seguente messaggio alla città di Comiso: “se Comiso non si fosse arresa, sarebbe stata distrutta”, la popolazione di Comiso si arrendeva, con la mediazione del locale clero.

Fu calcolato che nel corso di tale rivolta, erano caduti: 2 ufficiali, un sottufficiale e 15 fra carabinieri e soldati; 24 erano i soldati feriti. Mentre tra i rivoltosi si contavano 19 morti e 63 feriti.Da altri documenti storici declassificati all’inizio del XXI secolo, sappiamo che Mussolini, all’epoca Capo della Repubblica Sociale italiana di Salò, conferì la Medaglia d’Argento alla Repubblica di Comiso.

Comments   

giancarlo
+1 #1 giancarlo 2013-10-17 14:28
veramente, qui in provincia di Ragusa c'è una bibliografia consistente sui "moti del non si parte"