Storia

Nel 1941 la Georgia nelle mire italiane

Nel 1941 l'Italia Mussoliniana cercherà di far diventare la Georgia caucasica un regno del futuro Impero d'Italia. Vediamone gli sviluppi, scaturiti da dossier declassificati.

Secondo documenti top secret, recentemente declassificati, è emerso un piano geo-politico che riguardava le aspirazioni imperiali dell’ Italia mussoliniana. La Georgia, una nazione posta ai piedi del Caucaso, doveva diventare un protettorato italiano. Ma andiamo con ordine.

Gli stati dell’ Intesa, fin dal 1919, alla fine della guerra vittoriosa contro gli Imperi Centrali, avevano proposto all’ Italia un mandato fiduciario sulla Georgia, uno stato del Caucaso già facente parte dell’ impero russo degli Zar. Anche se in seguito non se ne farà nulla.

Poi negli anni venti del XX secolo, il consigliere di Mussolini sulle questioni caucasiche, Enrico Insabato, aveva cercato in tutti i modi di creare una corrente politica filo-italiana sull’emigrazione georgiana, attirandoli nei vantaggi sul modello del corporativismo fascista.

In effetti, il partito georgiano “Tetri Guiorgui”, creato nel 1925, si ispirerà proprio al fascismo italiano e verrà finanziato da Roma. Da considerare che l’Italia, dal 1937, finanzierà una miriade di partitini fascisti e/o conservatori, vicini politicamente a Roma.

Poi a partire dal 1939, dopo aver annesso l’Albania, l’Italia si sforzava ulteriormente nell’esercitare una influenza dominante sui circoli di destra dell’emigrazione georgiana. Il governo italiano inoltre accordava alle organizzazioni fasciste georgiane di Berlino, di Praga e di Varsavia, la possibilità di convocare un congresso nella città eterna.

A seguito di questi fatti, J. Davrichvili, uno dei capi del partito dei socialisti-federativi georgiani in Francia, indirizza un memorandum al governo di Vichy, datato 28 aprile 1941, dove, tra l’altro, riferiva testualmente che “…..gli italiani si appoggiavano all’organizzazione georgiana “Tetri Guiorgui”; un pretendente al trono della Georgia era stato designato nel principe Bagrationi”.

Poi nell’aprile del 1942 veniva convocata, dal conte Friedrich Werner von der Schulenburg del Ministero degli esteri tedesco, una conferenza all’ Hotel Adlon. Questo perché già dall’inizio della primavera di quell’anno, la volontà del governo italiano di rivendicare un’influenza in Georgia si manifestava ancora più nettamente.

Inoltre il comando militare italiano esaminava seriamente la possibilità di formare una “legione georgiana” reclutata tra i prigionieri di guerra catturati dalle unità dell’ 8^ Armata italiana (ARMIR) sull’ala sud del fronte orientale.

Parallelamente Roma aveva iniziato a utilizzare i dirigenti filo-italiani dell’organizzazione georgiana “Tetri Guiorgui”. Questo perché si pensava di far entrare tale legione in Georgia nel momento della sua liberazione dal dominio stalinista. Ma le proteste immediate di Berlino misero fine a tale possibilità. E i prigionieri di origine georgiana catturati dagli italiani furono trasferiti e messi a disposizione della Wehrmacht. Così riferivano documenti declassificati e trovati negli archivi del Ministero degli esteri francesi a Parigi, serie seconda guerra mondiale 1939-1945; Vichy; Z. 863. F. 323.3.

Comunque si è venuto a conoscenza che l’Italia, nel caso della conquista del Caucaso da parte delle forze armate dell’ Asse, aveva l’intenzione di mettere sul trono di tale nuova nazione il principe Irakli Bagrationi-Moukhranéli, sostenuto dal monarchico georgiano Chalva Maglakelidzé. Quest’ultimo dichiarava all’epoca, sulla rivista “Kartlossi”, del ritorno all’indipendenza della Georgia, con l’introduzione della monarchia e la creazione di uno stato fascista e corporativista, sul modello dell’ Italia mussoliniana.

Bagrationi aveva inoltre sposato la contessa Maria Pasquini che aveva relazioni con la casa Savoia. Inoltre la contessa era un’amica di Edda, che era la figlia di Mussolini e la moglie di Ciano, il Ministro degli Esteri italiano. E fu proprio Ciano a convincere von Ribbentropp ad accettare la candidatura di Bagrationi in qualità di futuro Presidente del “Comitato nazionale georgiano” a Berlino. Ma con la caduta di Mussolini e l’armistizio dell’ 8 settembre 1943, gli appetiti italiani sulla Georgia terminavano definitivamente.