Storia

Monaco, 1972: assalto al villaggio olimpico

Con questa analisi si analizzano gli eventi accaduti nel 1972 a Monaco di Baviera in Germania durante i giochi olimpici, quando un commando palestinese prese in ostaggio gli atleti israeliani e di come finì tale evento; fatti che hanno ispirato quattro film: "21 hours at Munich" del 1976; "Sword of Gideon" del 1986; "One day in September" del 1999 e "Munich" del 2005 diretto da Steven Spielberg.

 

Il 15 luglio 1972 due esponenti di spicco di Al Fatah, Abu Daoud e Abu Iyad, durante un incontro in un bar in Piazza della Rotonda a Roma, con Abu Mohammed, dirigente di spicco di Settembre Nero, pianificarono un’azione per prendere in ostaggio i membri della squadra olimpica israeliana; azione eclatante per dare  nuovo vigore alla causa palestinese. Il pretesto fu dato dal fatto che il COI aveva negato la richiesta Palestinese di poter partecipare ai giochi olimpici di Monaco.

I membri del commando terrorista furono:

 

  1. Luttif Afif, alias Issa;
  2. Yusuf Nazzal. Alias Tony;
  3. Afif Ahmed Hamid, alias Paolo;
  4. Khalid Jawad, alias Salah;
  5. Ahmed Chic Thaa, alias Abu Alla;
  6. Mohammed Safady, alias Badran;
  7. Adnan al-Gashey, alias Denawi;
  8. Jamal al-Gashey, cugino del precedente, alias Samir.

Tutti i suddetti membri del commando erano stati reclutati nei campi profughi di Chatila e inviati in Libia per un periodo di addestramento.

L’operazione fu denominata “Biraam” e “Ikrit”.

Poi arrivarono in Germania a coppie, utilizzando passaporti falsi e si radunarono solo la sera stesa dell’azione.

Secondo documenti oggi declassificati sappiamo dalla testimonianza del terrorista Abu Daoud che Arafat era stato informato di tale piano e che da dietro le quinte avesse fornito il suo assenso.

Il commando entrò nel villaggio olimpico scavalcando la recinzione. Erano le 4 del mattino del 5 settembre 1972. Gli 11 atleti israeliani fatti prigionieri furono:

 

  1. David Berger, 28 anni, pesista;
  2. Ze’ev Friedman, 28 ani, pesista;
  3. Yossef Gutfreund, 40 anni, arbitro di lotta greco-romana;
  4. Eliezer Halfin, 24 anni, lottatore;
  5. Yossef Romano, 31 anni, pesista;
  6. Amitzur Shapira, 40 anni, allenatore di atletica leggera;
  7. Kehat Shorr, 53 anni, allenatore di tiro a segno;
  8. Merk Slavin, 18 anni, lottatore;
  9. Andrè Spitzer, 27 anni, allenatore di scherma;
  10. Yakov Sprinter, 51 anni, arbitro sollevamento pesi;
  11. Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore lotta greco-romana.

Un dodicesimo atleta israeliano Gad Tsobari, pesista, riuscirà in una colluttazione, a guadagnare la libertà, e a dare l’allarme a una troupe TV statunitense della ABC. Fatto che veniva confermato qualche minuto dopo da una donna delle pulizie che aveva sentito colpi di arma da fuoco. Colpi che probabilmente avevano ucciso due degli 11 atleti israeliani: si trattava di Yossef Romano e di Moshe Weinberg. Il corpo morto di questo ultimo atleta fu gettato in strada come segno di intenzione del commando terrorista.

Alle ore 5,08 due fogli di carta venivano gettati in strada e raccolti da un poliziotto tedesco; si chiedeva la liberazione di 234 detenuti nelle carceri israeliane e dei terroristi tedeschi Andreas Baader e Ulrike Meinhof, questi ultimi detenuti in Germania.

Si attendeva il loro rilascio per le ore 9 del mattino, in caso contrario sarebbe stato ucciso un ostaggio ogni ora e i loro corpi gettati per strada.

Mentre i giochi olimpici continuavano regolarmente, i tedeschi misero su una unità di crisi composta dal capo della Polizia di Monaco, Manfred Schreiber, dal Ministro Federale degli Interni, Hans-Dietrich Genscher e dal ministro degli Interni della Baviera, Bruno Merk. Intanto il governo israeliano di Golda Meir, comunicava al governo tedesco che da parte israeliana non ci sarebbe stata nessuna concessione alle richieste dei terroristi.

Intanto i terroristi estesero l’ultimatum alle ore 12.

Poi nel primo pomeriggio veniva deciso la sospensione dei giochi olimpici.

Successivamente l’ultimatum verrà spostato prima alle 15, poi alle 17 e infine alle 21.

Finchè non si raggiunse un accordo: terroristi e ostaggi avrebbero raggiunto l’aeroporto di Furstenfeldbruck a bordo di 2 elicotteri Bell UH-1 Iroquois. Lì avrebbero trovato un Boeing 727 della Lufthansa che li avrebbe condotti a Il Cairo in Egitto.

Così verso le ore 22,10 il gruppo lasciò il villaggio olimpico a bordo dei due elicotteri.

Nel frattempo il vice capo della Polizia di Monaco, Georg Wolf, aveva posizionato 5 agenti scelti intorno alla pista; come rinforzo il piano prevedeva l’utilizzo di una squadra speciale che doveva arrivare a bordo di un elicottero e di altre squadre speciali a bordo di veicoli blindati.

Il volo dal villaggio olimpico fino all’aeroporto durò venti minuti e i due elicotteri atterrarono alle 22,35. I quattro piloti e sei terroristi scesero a terra.

Alle ore 23 Wolf diede l’ordine di aprire il fuoco.

I quattro piloti si diedero alla fuga, mentre iniziava una cruenta sparatoria.

Subito si registrarono le uccisioni dei due terroristi Paolo e Abu Halla.

Poi venne ucciso il poliziotto Anton Fliegerbauer.

Poco prima delle 24 arrivarono le squadre speciali a bordo dei veicoli corazzati che entrarono subito in azione.

Così i terroristi uccisero gli ostaggi.

Verso le ore 1,30 del 6 settembre 1972 si concludeva l’assalto al villaggio olimpico: si contarono la morte di tutti gli atleti israeliani sequestrati, di 5 membri dei terroristi, mentre Samir, Badran e Denawi venivano catturati dalla Polizia tedesca.

I corpi dei cinque terroristi morti furono trasferiti in Libia, mentre gli altri tre furono successivamente liberati dalla Germania e trasferiti in Libia.

Intanto le Olimpiadi organizzarono una commemorazione mettendo le bandiere delle nazioni partecipanti a mezz’asta, mentre i corpi degli atleti israeliani venivano trasportati in Israele e lì sepolti.

A seguito di questi eventi, la Germania costituirà un nucleo di Forze Speciali di Polizia anti-terrorismo, diretti dal colonnello Ulrich Wegener, prendendo la denominazione di GSG 9 [acronimo di “Grenz-schutz-gruppe 9”].